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03 luglio "Uno di fronte l'altra?" L'abbracciava da dietro la schiena: lei in posizione fetale con il corpo completamente attaccato al suo; lui con un braccio sotto i seni la stringeva delicatamente. I piedi si sfioravano invogliati dalle labbra unite morbidamente. Avevano appena fatto l'amore ma il desiderio non si era placato anzi, come succedeva il più delle volte, era ancora vivo e caldo. Sorrise maliziosamente mentre la baciava e lei se ne accorse: - cos'hai in mente? - chiese. "Non saprei... qualcosa di perverso...". - Spiegati - "Uno di fronte l'altra?" - Eh? - "Ma sì hai capito" gesticolò mentre lo diceva. - Ah! - Gli sorrise. Si sistemarono l'uno di fronte all'altra, si guardavano, si invogliavano. Poi lui si avvicinò per baciarla e le toccò il seno con la mano aperta. Lei di rimando gli carezzò il fianco delicatamente poi iniziarono. Gli occhi negli occhi cercando di carpire ogni minimo gemito, ogni sussulto. L'espressione di lei cambiò velocemente dopo poco, si tese, i suoi movimenti si fecero più rapidi e i suoi singulti più acuti. Lui la guardò con soddisfazione. Quasi rise al suo piacere. I suoi lineamenti si rilassarono, il respiro rallentò. Poi di scatto si avventò su di lui che ancora si beava del suo orgasmo. Scese sinuosamente sul ventre e più giu: "Così non vale" - Zitto -. Ermaphrodita 04 gennaio Buon ascoltoAppena poggiati i piedi sul freddo pavimento si rese conto che quello che sentiva non era un semplice sogno. Il gelo improvviso gli aveva scosso i sensi. Si diresse verso la porta da cui immaginava provenisse quel disturbo. Nel silenzio della notte i suoni erano distinti, netti. I piedi nudi sulle mattonelle del corridoio producevano un sospiro impercettibile. E poi quei suoni a lui sconosciuti. Poso l'orecchio sulla porta chiusa e i capelli contro il legno sfrigolarono sinistramente. Dapprima dei lunghi respiri, quasi singulti unisoni. Riconobbe un respiro più pesante, autoritario, e uno più lieve, sinuoso. Non di rado da lieve si mutava in gemito appena captabile, una nota dalle frequenze indistinte ma regolari. E quasi sempre a quella nota seguiva uno stridore secco, un sibilo aspirato e spigoloso. Poi un gemito più deciso. Un altro. Alcuni legati assieme da una nota unica e da un rumore di fondo regolare che gli ricordò il suo saltare sul letto dei genitori. Un urlo appena accennato e subito soffocato. "Shhh! Zitta!" - Lo udì chiaramente. E dopo palpitanti attimi di silenzio un frusciare di coperte. Ora si sentiva solo il respiro riconosciuto come più pesante. Come per il precedente anche questo diventava più simile a un suono udibile a stento. E presto assunse quella regolarità già ascoltata. Più deciso. Ancora. Dei suoni gutturali strozzati. Due, tre, quattro... E un sospiro che calmò l'aria dentro e fuori la stanza. Di nuovo silenzio. Un sospiro di piedi nudi sul pavimento... Era ora di andare a dormire.
Ermaphrodita 02 novembre Bruciamo assiemeLe portai un dito alla bocca, non tanto per farla tacere, quanto per lasciarmi fare senza discutere. Tolsi il dito e la baciai. In quel bacio la sentii mia, completamente abbandonata a me. Respirai l'intensità di quel momento e trattenni in me le sensazioni che l'apnea lasciava traspirare. Le sfiorai il collo con le labbra e scesi rapidamente verso il seno.
"Licking the layers of sooth from your skin..."
Vivendo i rari attimi in cui il tempo non esiste, nè passato nè futuro. Solo una bolla statica di presente delimitata da rapidi movimenti, dal profumo d'intimità, da gemiti incontrollati.
Come piedi nudi sull'erba bagnata la mia bocca sulla pelle pura e morbida.
"Let's burn together..."
Sì, come avvolti dalla stessa fiamma che non ci consuma, ci abbraccia e non ci lascia separare. Vivendo i rari attimi in cui lo spazio non ha importanza. Solo due anime che bruciano, indistinte e limpide.
Come il calore di casa quando fuori piove il mio corpo sul suo a proteggerla.
"You whisper my name..."
Sospiralo ancora amore mio. Perchè è l'unica cosa che mi fa sentire vivo in quegli attimi.
Ermaphrodita
"Ashes" - Pain of Salvation 09 ottobre 60 secondiContinuava a girarsi senza pace nel letto, alla febbricitante ricerca di quel brivido finale, di quel sospiro spezzato dall'inconscia contrazione del suo corpo. Stringeva forte le mani tra le gambe e mordeva un lembo del cuscino.
Man mano che si avvicinava al culmine, il suo respiro si faceva piacevolmente affannoso. Le sue palpebre serrate proiettavano nella mente fotogrammi improvvisi delle sue esperienze già trascorse e vissute.
[...omissis...]
E giunse a ciò che voleva...
1"...
Aprì la bocca e riempì il vuoto intorno a lei di suoni acuti e modulati. I colori si spandevano intorno dai suoi occhi. La testa girava in una spirale orgasmica che la faceva precipitare inesorabilmente verso il centro.
24"...
Poteva sentire il cuore battere nelle tempie, tanto da percepire nessun altro suono. Provò ad aprire gli occhi: troppo presto. Continuava a non vedere e non sentire; così li richiuse e provò a distendersi.
49"...
Il corpo completamente rilassato e le mani ancora sul ventre caldo e ansimante. Espirò un'ultima volta.
60".
Qualcosa non andava. La stanza riecheggiava dei suoni di quell'ultimo minuto. Colori confusi, roteanti, ipnotici. Il suo nuovo mondo di gioia. Non ne uscì più.
Ermaphrodita 04 ottobre Seduzione fatta in casaSi era svegliata da poco. Il caldo le permetteva ancora di dormire con una maglietta di almeno 4 taglie più grande. Le piaceva quell'indumento leggero e liso. Cominciò a sistemare la stanza raccogliendo vestiti, pelouches e lisciando il lenzuolo del letto. Per la casa c'era uno sbiadito aroma di caffè. Si diresse verso la cucina e trovò il padre già vestito, pronto per andare al lavoro. Lo salutò, al solito. Bevve un po' di latte macchiato e tornò in camera sua. Pensò a cosa poteva mettersi e si piegò verso i cassetti del suo armadio per tirarne fuori un reggiseno bianco, semplice. Nel piegarsi la maglietta troppo larga calò sulla spalla lasciando il suo seno destro semiscoperto. Non se ne curò, prese un paio di mutandine pulite e chiuse il cassetto. La attrasse il rumore dei passi del padre lungo il corridoio. Passò, a prendere le scarpe - pensò - e tornò indietro. Mentre si toglieva le mutandine, dallo specchio di fronte a lei vide che il padre la osservava di nascosto dallo stipite della porta. Fece finta di non vedere, alzò prima un piede, poi l'altro per togliersi gli slip e sfilò anche la maglietta. Girò nuda per la stanza, perdendo tempo, sentendosi osservata. Si curava bene di non lasciare una sola parte del corpo fuori dalla visuale del suo voyeur. Si sedette, fronte alla porta, e infilò lentamente le mutandine, aprendo leggermente le gambe. Fu la volta del reggiseno. Una lentezza da diva. Si alzò, si sistemò e andò verso la porta. L'osservatore fece per allontanarsi ma lei chiuse la porta. Lo show era finito. Giu il sipario.
Ermaphrodita 06 settembre La sceltaAvevano trascorso la sera assieme: un film, una disgustosa pizza a portar via. Durante il film le carezzava la testa e lei si faceva cullare dal suo amico. Un amico per cui il suo cuore batteva in modo strano, anomalo.
E faceva male sapere di non essere corrisposta. Ma forse le andava bene così. Felice e infelice con l'unica persona che la trattava come lei voleva. Si era rilassata nel suo abbraccio affettuoso e disinteressato ed era così distesa che il sonno le stava chiudendo gli occhi. Incuriosito dal silenzio il ragazzo la guardò. Sorridendo decise di portarla a letto e poi di andar via cercando di non svegliarla. La prese in braccio delicatamente e le baciò i capelli. Lei era perfettamente sveglia, attenta ad ogni gesto. Sentiva la mano del ragazzo sotto il suo seno e l'altra che le sorreggeva le ginocchia. La adagiò sul letto, si fermò un attimo a guardarla poi fece per andar via quando la sua mano incontrò un ostacolo inaspettato e tenace. Era lei e gli chiese di non andar via. Lui sorrise, posò le labbra nel morbido incavo tra gli occhi e dopo aver sussurrato qualcosa di incomprensibile attraversò la porta.
Si svegliò il mattino dopo, per un rumore inconsueto. Abituò gli occhi all'oscurità poi si voltò e vide i suoi seni bianchi e morbidi, il suo sorriso perlaceo, il suo corpo, nudo, sconosciuto, perfetto.
Ermaphrodita 29 agosto FolliaI suoi amici raccontavano delle loro esperienze. Lui stava a sentire e puntualmente inventava qualcosa per non essere da meno. Cercava di tenersi vago, schivo. Non sapeva, realmente, cosa si provava. E ogni volta che scatenava la fantasia si sentiva un passo più vicino alla follia. Le sue fantasie diventavano sempre più tangibili, sempre più frequenti, sempre più perverse e inaspettate. Perfino per strada mentre camminava. La sua realtà si interrompeva e cominciava a fantasticare sulle passanti. Le immaginava in camera sua, avvolte dalla nebbia della sua inesperienza. Nella sua non-conoscenza non sapeva come immaginare quelle protagoniste. Ripercorreva le parole che aveva sentito, viveva storie non sue. E dovunque si girava vedeva ciò che a lui faceva piacere vedere. O meglio, quello che immaginava ci fosse oltre quei veli che lo separavano dalla conoscenza del mondo femminile. Ma diventava un'ossessione. E cominciò a non accontentarsi più di vedere e basta. Cominciava a sfiorare quei corpi misteriosi, a cercare di dipanare la sua ignoranza con le unghie. Di frequente assaliva le sue fantasie e le amava con l'impeto del senno perduto, per poi ritrovarsi nella realtà, fuori dal suo pensiero folle. E la sua fantasia che lo aveva incrociato e camminava dietro di lui, ignara di aver preso parte a una violenza folle di quello strano ragazzo dall'aria assorta.
Ermaphrodita 25 agosto L'inevitabile, ingenua inconsapevolezzaParlava. Parlava della sua delusione. Di quel bastardo che l'aveva ignobilmente abbandonata senza un apparente motivo. E aveva la capacità d'ascoltare. Non diceva nulla. Sentiva, cercava di percepire le sfumature di dolore e disprezzo nella voce dell'amica. Era lì per lei, per starla a sentire e aiutarla a sfogarsi. Quando poi l'amica, come svuotata di tutte le sue emozioni, rimase in silenzio con gli occhi chiusi a respirare profondamente le si avvicinò e l'accarezzò con dolcezza e le sussurrò parole di conforto. Quelle frasi di circostanza riguardo l'amore vero, l'amore eterno, la persona giusta. Ascoltate e masticate ma di nessun effetto fino a questi momenti.
Ma improvvisamente si rese conto di essere terribilmente vicino al suo viso, e le carezze si trasformarono in un bacio, parzialmente corrisposto all'inizio, poi sempre più convinto. Paralizzata dalla sorpresa e dal turbinìo d'emozioni lasciò fare, mentre le mani correvano sotto la maglietta, mentre il corpo si faceva più vicino e più caldo, mentre la testa si annebbiava di frasi e pensieri sconnessi. E lasciò fare anche quando sbottonò i pantaloni e cominciò ad essere più audace. Anche quando ormai l'istinto era troppo oltre per poterlo frenare. Così si staccò, guardò dritto negli occhi chi le stava accanto, come per convincersi e chiudere definitivamente col passato. Dopo un intenso sguardo, un forte silenzio, un sibilante sospiro si avvicinarono di nuovo e anche lei cominciò a toccarle il seno...
Ermaphrodita
(su suggerimento di un mio adorato ammiratore chiudo questo pensiero con dei poetici versi da lui stesso editi:
"me so 'ngrifato") 23 agosto Carne fresca20 anni... Così giovane e pieno di curiosità. Troppo maturo per il suo mondo coetaneo. Era stanco di ciò che lo circondava. Stanco e affamato di nuove cose. Girava così per le strade della città in cerca di qualcosa che non sapeva. Qualcosa che non conosceva. Saliva su mezzi pubblici a caso, insoddisfatto della pianificazione, fino a che il cuore non gli diceva di scendere. Fu proprio a una fermata che gli parve di respirare quell'aria nuova. Era una zona periferica, poco trafficata, abbastanza decadente e grigia. E in quello sfondo grigio fu facile vederla: bella, femminile, spavalda contro il tempo, donna. 30 anni... Così giovane e piena di fascino. Matura per la vita che la circondava. Sazia d'esperienza. Tornava così dalla sua routine, senza cercare nulla. Nulla di nuovo. La guardò, i capelli lunghi e lisci, ebano lucente al sole estivo. Il fisico maturo ma statuario, da madre a cui piace essere desiderata. E lui la desiderò. E quando i loro sguardi si incrociarono un pensiero comune parve materializzarsi nello spazio che li divideva. E si incontrarono, in un'altra dimensione dove è permesso amarsi senza pensare alle conseguenze. Si amarono con la passione di un adolescente e la maturità di un adulto. Accarezzava le forme da dea come non aveva mai potuto fare con l'acerba freschezza delle sue giovani compagne. Lei aveva l'effimera soddisfazione di essere oggetto di desiderio. Ancora piacente. Ancora viva. Arrivò un autobus, prima di salire lei si avvicinò e gli regalò una carezza dolce, uno sguardo di gratitudine. Avevano fatto l'amore, ma nessuno dei due ne era consapevole. Nessuno dei due era sicuro. Eppure...
Ermaphrodita 20 agosto PreVisioneEntrò nella stanza che lui aveva preparato. La investì un inebriante odore di incenso al tè di rose. Rimase sulla soglia della camera per abituare le narici a quell'essenza. Poi guardò le mensole, la scrivania: aveva sistemato delle candele, poche, d'atmosfera. Illuminavano quel tanto che bastava da distinguere le forme. Forme che lui adesso abbracciava da dietro e bramava, iniziando dal collo. Chiuse gli occhi e protese le labbra nel vuoto. Alla luce tremula delle fiammelle il suo viso era un miracolo di sensualità innata. Lui si staccò e si avvicinò al letto, lei aprì gli occhi. Il letto. Aveva cosparso il lenzuolo di petali di rosa.
Vedendola esitante le si avvicinò, le sorrise e con gesti pacati e gentili la prese in braccio. La baciò sulle labbra e lei parve abbandonarsi alla sua stretta. La portò sul letto e la distese su quel manto di cotone e rose. Si sussurrarono cose che neanche a me è concesso sapere. Poi cominciò a scoprire la pelle, poco alla volta. Anche lui fece lo stesso. E nel fioco tremolìo i loro profili non si distinsero più.
Le candele si spensero. I suoni si acquietarono. Gli odori scomparvero.
Rimase sulla soglia della camera per abituare le narici a quell'essenza. Ma nella sua mente le parve di aver già visto quella scena.
Ermaphrodita 19 agosto "Salvato" dalla campanellaSuonò finalmente la ricreazione; era troppo tempo che lo pensava. Lo desiderava selvaggiamente, era disposta a qualsiasi cosa per averlo, anche solo per un istante. Aspettò con la schiena contro lo stipite dello stanzino delle pulizie. Come tutti i giorni passava per quel corridoio con i suoi amici e tornava indietro. Mai una volta l'aveva guardata, mai una volta le aveva rivolto la parola. Ma oggi doveva essere diverso. L'attesa era snervante... ma eccolo! Tornava indietro ed era solo! Un'occasione troppo ghiotta per perderla. C'era confusione attorno, non avrebbe attirato l'attenzione di nessuno. Le passò davanti, lei l'afferrò per un braccio e lo trascinò nello stanzino con una rapidità furibonda.
"Stai zitto, non dire una parola"
"..."
Gli slacciò la cinta di tela, sbottonò l'unico bottone che la divideva da ciò che voleva. Il ragazzo non aveva ancora realizzato cosa stava accadendo, tanta era stata la sorpresa. Quasi non si accorse di quello che avveniva in quello stanzino. Ma non importava... a lei. Poi un suo gemito ruppe l'incoscienza di quel momento: stava capendo; e in quel momento provò a reagire ma senza troppa energia. Un tacito assenso.
Suonò la campanella di fine ricreazione. La ragazza si allontanò di colpo, imprecò e disse:
"Stavolta ti ha salvato la campanella"
e uscì senza battere ciglio.
E lui rimase lì, con gli occhi sbarrati. "Salvato" dalla campanella.
Ermaphrodita 18 agosto Il mondo della vergineSi lambiccava il cervello. Di lì a poco avrebbe fatto quel primo passo verso un mondo nuovo. Tante, troppe domande le affollavano la testa. Dalle più banali a quelle più profonde. Domande che solo chi ha aspettato a lungo e con pazienza può permettersi di pensare. Cercava di immaginare ogni singolo istante di quel momento perfetto. Ma aveva paura. Non di lui, sapeva che era la persona adatta. Aveva paura di sè stessa. Di pentirsi. Del dolore. Di non essere all'altezza. Delle delusioni. Dell'abbandono. Delle conseguenze. Degli imprevisti. Poi le venne alla testa l'immagine di lui. Il suo sorriso rassicurante, i suoi baci caldi e impavidi, il suo abbraccio così maschile e protettivo. L'immaginò sopra di sè. Mentre si muoveva lento e inesorabile e le sussurrava all'orecchio di non avere paura.
Si lambiccava il cervello. Di lì a poco avrebbe fatto quel primo passo verso un mondo nuovo. Ma non c'erano più domande: e nell'attesa provò a conoscere meglio quella parte di sè che nessuno ancora aveva conosciuto.
Ermaphrodita L'attesaUscì dalla doccia e si infilò rapidamente l'accappatoio. Mancava ancora un'ora prima che arrivasse ed era già tutto pronto. Aveva preparato una cena leggera; la tavola era apparecchiata con semplicità ed eleganza. In camera da letto c'era un lieve profumo di incenso al tè di rose. Si diresse in cucina, controllò per l'ennesima volta che tutto fosse in ordine poi cominciò a girare senza meta per le stanze, nervosamente, asciugandosi con gesti convulsi e rapidi. Alla fine dei suoi giri si ritrovò di nuovo in cucina: come se qualcosa mancasse. Aprì il frigo e gettò una rapida occhiata all'interno. Ordinato, senza particolari odori. Un grosso limone. Quel frutto catturò la sua attenzione per diversi istanti. Lo prese e lo rigirò tra le mani. Era freddo e ruvido al tatto. Lasciò cadere l'accappatoio in terra scoprendo così il corpo nudo e flessuoso, leggermente umido ancora. Senza pensare prese un grosso coltello dal cassetto, un tagliere in legno da uno degli sportelli e tagliò il limone a metà. Annusò a fondo una parte poi, senza volerlo, si trovò a passare il frutto sul collo. Lo spremeva leggermente per fare uscire sottili e aspre lacrime che diffondevano un odore forte per la cucina. Spremette l'agrume sul seno e sull'addome. Il contatto freddo del succo la faceva rabbrividire. Con gli occhi chiusi si impregnava di quel nettare acidulo. Con gli occhi chiusi pensava alla sorpresa di lui mentre la mordeva. Con gli occhi chiusi... Il campanello! Prese l'altra metà del limone e lo morse avidamente senza battere ciglio. Poi andò alla porta, nuda, aspra e morbida.
Ermaphrodita 16 agosto Il suo ventreSollevò la maglietta di cotone, morbida e profumata, quel tanto che bastava per scoprire l'addome fino al costato. Trovò qualcosa di più morbido e profumato e ne fu incantato. Era come in estasi: l'odore di quella pelle nuda lo stordiva; il suo aspetto morbido ed elastico era una tentazione pura per il tatto. Sfiorò il fianco destro con un dito, provocando un leggero risolino, femminile e attraente. Poi la sua attenzione si spostò sull'ombelico, perfetto, misterioso. E gli parve di svenire. La testa girava vorticosamente, il suo sguardo si perdeva in una spirale che aveva il suo centro su quel piccolo, divino foro. Posò delicatamente la sua testa sul liscio ventre di pésca. Lei gli accarezzò i capelli e pareva quasi invogliarlo a proseguire il suo incanto. Dopo un attimo di smarrimento le baciò con garbo ogni centimetro di quel miracolo di morbido marmo. Guardandola dal basso come a voler spiare la sua soddisfazione passò la sua lingua attorno al maelström partorito dalla sua mente e ne finì ingoiato. Nulla era più definito. Nulla più dava punti di riferimento. Un grido di donna lo riportò alla realtà. E si ritrovò in un luogo poco distante da dove si ricordava l'ultima volta. Con un violento ansimare a far da brezza a quelle nuove sponde.
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