| Profilo di ErmaphroditaLa sottile linea tra l'e...BlogElenchiAmici | Guida |
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03 luglio "Uno di fronte l'altra?" L'abbracciava da dietro la schiena: lei in posizione fetale con il corpo completamente attaccato al suo; lui con un braccio sotto i seni la stringeva delicatamente. I piedi si sfioravano invogliati dalle labbra unite morbidamente. Avevano appena fatto l'amore ma il desiderio non si era placato anzi, come succedeva il più delle volte, era ancora vivo e caldo. Sorrise maliziosamente mentre la baciava e lei se ne accorse: - cos'hai in mente? - chiese. "Non saprei... qualcosa di perverso...". - Spiegati - "Uno di fronte l'altra?" - Eh? - "Ma sì hai capito" gesticolò mentre lo diceva. - Ah! - Gli sorrise. Si sistemarono l'uno di fronte all'altra, si guardavano, si invogliavano. Poi lui si avvicinò per baciarla e le toccò il seno con la mano aperta. Lei di rimando gli carezzò il fianco delicatamente poi iniziarono. Gli occhi negli occhi cercando di carpire ogni minimo gemito, ogni sussulto. L'espressione di lei cambiò velocemente dopo poco, si tese, i suoi movimenti si fecero più rapidi e i suoi singulti più acuti. Lui la guardò con soddisfazione. Quasi rise al suo piacere. I suoi lineamenti si rilassarono, il respiro rallentò. Poi di scatto si avventò su di lui che ancora si beava del suo orgasmo. Scese sinuosamente sul ventre e più giu: "Così non vale" - Zitto -. Ermaphrodita 05 maggio XQuando si ama tanto
tanta è la paura.
E sicchè paura è tanta
tanti son gli errori.
Non è questo un invito
ad amare un po' di meno
ma ad aver meno paura
di amare un po' di più.
Ermaphrodita,
triste, innamorato, solo e impaurito. 26 febbraio Sanremo... a freddo...Ho lasciato trascorrere un po' di tempo prima di scrivere l'ennesima cattiveria dell'anno nuovo.
Parlerò della59^ima edizione di Sanremo. Parlerò solo dei brani che per me meritano menzione, in positivo e negativo.
Sezione big, deludente, noiosa, amorfa. E spicca un nome su tutti: Marco Carta.
Questo ragazzo viene dalle scuderie De Filippi e già questa cosa mi manda in bestia. Ma quello che mi infastidisce di più è il fatto che con una filastrocca senza capo nè coda abbia vinto il festival della canzone italiana (di merda). Testo evanescente, musica a tono col testo, esecuzione scolastica... come abbia vinto non lo so. Forse verrà fuori...
Poi c'è Al Bano Carrisi. Un brano notevole... se non lo cantasse lui... Arrangiamento di gusto, peccato segua la linea del cantato in maniera forse troppo spudorata. Io ne farei una ottima strumentale. Peccato davvero.
Francesco Renga. Non capisco perchè venisse dato come favorito. "Dilegua o' notte..." e poi? "All'alba vincerò?". Narcisismo. Arrangiamento nullo, ricalca totalmente la linea vocale. Il testo è impegnato, poetico... ma poi? Non rimane niente, non è una canzone da Sanremo.
Povia. Quanto scandalo intorno a una canzone che non ha nulla di speciale. Rappato senza melodia affidata totalmente alla corista alla fine del brano e al ritornello che gradisco. Il problema è che sembra una copia di una canzone di Cristicchi, non c'è poi così tanta originalità. Tanto rumore per nulla. Il testo poteva lavorarlo meglio, renderlo meno spigoloso, trovare qualche rima in più, è poco orecchiabile per un ritmo così serrato. Torna ai bambini che fanno oh...
Dolcenera. Bella canzone, fresca, vivace, energica. Eliminata. Questo dimostra lo scarso gusto degli italiani per la musica: non proporre mai qualcosa di diverso o verrà puntualmente bocciato. Afterhours a dimostrare questa tesi.
Iva Zanicchi. Merita menzione solo per il casino che Roberto Benigni ha sollevato con qualche battuta. Io dico solo che, Iva, hai 70 anni, la zappa sui piedi te la sei data da sola con la tua performance. Non serviva una satira per buttarti fuori. E non serviva una satira ad analizzare il testo che ti è stato scritto. Ti ha fatto pubblicità e neanche lo hai ringraziato.
Sezione giovani. Ah finalmente!
Parlerò della vincitrice e dell'unica canzone che mi ha colpito davvero tanto: Cuore senza cuore di Perbellini-Cocciante.
Arisa e la sua "Sincerità". Canzonetta, poco da dire. Tentativo malriuscito di riportare fusion jazz-blues nella canzone italiana. Testo banale da Zecchino d'oro, linea vocale cantilenante, una filastrocca cantata da una tizia stramba. Ha vinto un personaggio, strano, in cui si rispecchia difficilmente anche Ugly Betty.
E ora il bello: Filippo Perbellini. Una canzone veramente sorprendente. Mi ha sorpreso al primo ascolto. Semplice ma di gran forza, arrangiamento di classe, tipico di Cocciante. Ragazzo di talento, testo che ben si concilia con la musica. Perfetta. Mi chiedo solo perchè non abbia avuto il successo meritato... Ah giusto, stiamo parlando di Sanremo... 11 febbraio La generazione che ride della FalceOre pomeridiane, via Anagni alla periferia di Roma, sono a braccetto con la mia ragazza e mi accorgo di qualcosa che non va. Non è la solita ressa fuori da una scuola media all'uscita delle classi a tempo pieno. C'è altro, c'è qualcosa nell'aria. Qualcosa di elettrico. E infatti ecco la prima autopompa dei Vigili del Fuoco a intasare il traffico già congestionato. La squadra scende di corsa, entra in un'agenzia immobiliare. Voci si sovrappongono: "è vivo"; "un anziano"; "sesto piano". Ci vuole poco a mettere insieme il puzzle. Nel cortile che affaccia sul retro dell'agenzia c'è un uomo che ha sfidato la vita ma non è riuscito a vincere ancora.
Il fatto in sè, dopo qualche voce sparsa ha trovato pietà in me. Una persona anziana, abbandonata dal mondo ha cercato di porre fine al supplizio della solitudine. Come dargli torto?
Ma questo è un mio pensiero.
Quello che sentivo lì intorno era tutt'altro. Ragazzini di 12 anni che ridevano e scherzavano tra di loro mentre il rumore delle sirene e la vivida agitazione si muoveva intorno a loro.
Scriverò le parole crude come sono state pronunciate. Non commenterò. Non ce n'è bisogno.
"[ride] s'è buttato ma a metà strada c'ha ripensato e si è attaccato alla parabola de uno" [risata generale]
"se credeva da esse Superman" [mima il gesto del supereroe in volo]
"ma 'sti cazzi era 'n vecchio"
"che cojone non s'è manco riuscito a ammazza'"
A voi ora, vi offro uno spunto di riflessione: è la forza dell'abitudine che de-sensibilizza?
16 gennaio Die EifersuchtNella mente scorrevano immagini senza un ordine logico. Vide particolari insignificanti; momenti di vita quotidiana; attimi di svago e spensieratezza. Strinse i denti e tenne gli occhi chiusi. Poteva sentirla ridere, era felice anche senza di lui. Ora la immaginava uscire di casa, splendida, pronta per la serata in cui lui non ci sarebbe stato. Ora la immaginava allo specchio mentre si faceva bella ma non per lui. La vedeva nel suo vestito comprato apposta per le serate di divertimento e, anche nella sua testa, gli mozzava il fiato; ma lui non era lì ad ammirarla. Ballava, rideva, scherzava ma non con lui. Beveva qualcosa e ricominciava a ballare senza di lui. Vedeva mani ovunque, che la toccavano, che la ghermivano e non erano le sue. La vide abbracciare qualcuno che non era lui. Aprì gli occhi di scatto ed ebbe la sensazione di avere solo aria nel cuore. Che il sangue non scorresse più. Si sentì morire ma la paura di chiudere gli occhi e vedere ancora lei lo teneva incollato alla sua anima. Era pazzo. Avrebbe ucciso per lei.
Innocenti o colpevoli,
che differenza vuoi che ci sia
se c'è di mezzo la gelosia?
Ermaphrodita 04 gennaio Buon ascoltoAppena poggiati i piedi sul freddo pavimento si rese conto che quello che sentiva non era un semplice sogno. Il gelo improvviso gli aveva scosso i sensi. Si diresse verso la porta da cui immaginava provenisse quel disturbo. Nel silenzio della notte i suoni erano distinti, netti. I piedi nudi sulle mattonelle del corridoio producevano un sospiro impercettibile. E poi quei suoni a lui sconosciuti. Poso l'orecchio sulla porta chiusa e i capelli contro il legno sfrigolarono sinistramente. Dapprima dei lunghi respiri, quasi singulti unisoni. Riconobbe un respiro più pesante, autoritario, e uno più lieve, sinuoso. Non di rado da lieve si mutava in gemito appena captabile, una nota dalle frequenze indistinte ma regolari. E quasi sempre a quella nota seguiva uno stridore secco, un sibilo aspirato e spigoloso. Poi un gemito più deciso. Un altro. Alcuni legati assieme da una nota unica e da un rumore di fondo regolare che gli ricordò il suo saltare sul letto dei genitori. Un urlo appena accennato e subito soffocato. "Shhh! Zitta!" - Lo udì chiaramente. E dopo palpitanti attimi di silenzio un frusciare di coperte. Ora si sentiva solo il respiro riconosciuto come più pesante. Come per il precedente anche questo diventava più simile a un suono udibile a stento. E presto assunse quella regolarità già ascoltata. Più deciso. Ancora. Dei suoni gutturali strozzati. Due, tre, quattro... E un sospiro che calmò l'aria dentro e fuori la stanza. Di nuovo silenzio. Un sospiro di piedi nudi sul pavimento... Era ora di andare a dormire.
Ermaphrodita 26 dicembre SerendipitàQuando non cerchi nulla nella tua vita, è il momento in cui, quello che non penseresti mai, ti si presenta davanti. Serendipità.
Così è accaduto tempo addietro e da allora ho provato a camminare lungo la linea del destino che mi è stata tracciata. La mia vita è profondamente cambiata. All'inizio inconsapevolmente, inseguendo un'utopia che solo a pensarci farebbe ridere. Poi un disegno ha preso forma attraverso il tempo. Ha sviluppato dei contorni morbidi, dei particolari affascinanti, forme accoglienti, prospettive entusiasmanti.
Una figura e un contesto unici, differenti dal mio mondo.
Due occhi profondi come l'oceano, una bocca ultraterrena come la mano che disegnò le grandi catene montuose, il suo modo di vivere la vita così diverso dal mio come diverso è il lato della Luna a noi rivelato.
E quando tutto sembrava torcersi contro quell'incontro, quando lo stesso destino si opponeva al suo piano, quando ero troppo impegnato a spaccarmi la testa contro un muro per capire troppi "perchè"... allora il destino scioglieva quel nodo in cui il nostro cammino si era perso non solo risolvendosi nella linea retta che i nostri piedi avevano percorso sino a quel momento, ma rendendo il tragitto più semplice, dolce ed esaltante.
E' così allora che mi avvicino ad un nuovo punto segnato sulla mappa della mia vita. Contro ogni speranza, contro ogni difficoltà, contro ogni umana ragione... Serendipità.
Ermaphrodita,
innamorato. 15 dicembre All'unisono col cielo"Sono come una piuma: posso
volare
mai dove voglio io:
solo dove mi spinge
il vento"
Una diabolica lastra con l'autoscatto.
E mentre fuori piove così anche i miei occhi, scuri come le nuvole più plumbee.
Basterebbe un soffio di vento, una brezza apollinea ad aprire queste tristi tende.
E sarebbe di nuovo luce... Ora... piove
Ermaphrodita 27 novembre Come un uovo di Pasqua a NataleMi ritrovo così... vuoto... come un uovo di Pasqua a Natale.
Seduto su una sedia a pensare, a piangere come un bambino.
Osservo il tempo scorrere, lento, indisponentemente lento. Mi guardo indietro e mi chiedo: "come sono arrivato fin qui?" senza darmi una risposta. Perchè non c'è... Non lo so. Vuoto.
Il futuro non mi culla più, non mi fa sentire meglio. Voglio viverlo, adesso. Non posso continuare a immaginarlo. Perchè ecco come mi sono ridotto con le sole fantasie. Sto appassendo.
Perchè non sei qui? Perchè mi manchi anche se ti ho nel cuore? Da dove viene questa dannata voglia di te?
Portala via, portala via... Abbastanza lontano da non poterla più incontrare...
Nel vuoto risuona solo lei, che è vacua più del nulla e fa male come se fosse tutto quello che ho.
Innamorato 26 novembre Non è ancora il momento...Si avvicina il tempo dell'ipocrisia di fine anno. Mi piace chiamarlo così il Natale.
Il tempo in cui si sta a tavola con una masnada di gente, digrignando i denti per non maledirli tutti quanti. E nel silenzio di innumerevoli bocche ruminanti, quello stridore di malcelata insofferenza.
Ma è Natale, siamo tutti più buoni. E ce lo devono far pesare almeno un mese prima.
Siamo già a festa, già illuminati da lucette sfolgoranti, già soffocati da ovatta come neve sulle vetrine, già satolli di panettoni e di torroni. Un mese prima. Questo Natale vorrei trascorrerlo insieme a chi vede con i miei occhi. A chi pensa che questa società di cera si stia per sciogliere del tutto con un ultimo bagliore; prima del fumo e del cattivo odore. E forse mi andrebbe di inginocchiarmi con quei pochi cari, che non stanno già correndo per fare i regali, e pregare. Però mi inginocchierò a ciò che prevedo. E starò seduto a tavola, digrignando i denti. E nel silenzio delle bocche ruminanti si sentirà la mia lacrima schiantarsi su un piatto rosso di plastica.
Una lacrima per chi non c'è più.
Per chi non c'è ancora.
Per chi vorrei ci fosse.
Per chi vorrebbe esserci.
Ma non è ancora il momento...
Ermaphrodita 02 novembre Bruciamo assiemeLe portai un dito alla bocca, non tanto per farla tacere, quanto per lasciarmi fare senza discutere. Tolsi il dito e la baciai. In quel bacio la sentii mia, completamente abbandonata a me. Respirai l'intensità di quel momento e trattenni in me le sensazioni che l'apnea lasciava traspirare. Le sfiorai il collo con le labbra e scesi rapidamente verso il seno.
"Licking the layers of sooth from your skin..."
Vivendo i rari attimi in cui il tempo non esiste, nè passato nè futuro. Solo una bolla statica di presente delimitata da rapidi movimenti, dal profumo d'intimità, da gemiti incontrollati.
Come piedi nudi sull'erba bagnata la mia bocca sulla pelle pura e morbida.
"Let's burn together..."
Sì, come avvolti dalla stessa fiamma che non ci consuma, ci abbraccia e non ci lascia separare. Vivendo i rari attimi in cui lo spazio non ha importanza. Solo due anime che bruciano, indistinte e limpide.
Come il calore di casa quando fuori piove il mio corpo sul suo a proteggerla.
"You whisper my name..."
Sospiralo ancora amore mio. Perchè è l'unica cosa che mi fa sentire vivo in quegli attimi.
Ermaphrodita
"Ashes" - Pain of Salvation 20 ottobre IstantaneaHo gli occhi aperti
eppure
non vedo,
in questo buio interiore
che mi spaventa.
Esce da me e si spande
intorno,
avvolgendo di notte anche il
giorno-
si tinge di infiniti litigi,
delle tue parole come lame sul viso
delle tue mani sul mio cuore come artigli
delle lacrime che non hai pianto
e ho pianto io per te.
E si fermano sul bordo degli occhi
anche ora,
sfocando
di bruciore
questo nero che non vedo.
Ermaphrodita 14 ottobre Si chiudeHo deciso di chiudere il blog, ovvero di non scrivere più pezzi di ars erotica, per diversi motivi...
In primis la scarsa risposta da parte dei lettori che è andata scemando così come la mia voglia di sbattermi sui blog altrui per commentare lo schifo dilagante composto da rosa, glitter, gruppetti, societtine e puttanelle.
Così come per ogni dannato lato di questo paese, in Italia non sono le cose intelligenti a pagare, ma quelle stupide.
E con ciò non voglio dire che quello che scrivo io sia intelligente, ma non mi sento neanche di metterlo a pari con altro.
Ringrazio chi è andato oltre ciò che scrivo, imparando a conoscermi, diffondendo la mia voce debole a persone che puntualmente hanno capito ed apprezzato. L'ispirazione viene mancando, sarà il periodo concitato e brutto. Non so che fare nè che dire: poco mi importa. Scriverò sfoghi occasionali al veleno, la cosa che mi riesce meglio.
La sottile linea viene cancellata. Tutto cade in confusione... Un inchino finale e poi finisce tutto qui...
Ermaphrodita 09 ottobre 60 secondiContinuava a girarsi senza pace nel letto, alla febbricitante ricerca di quel brivido finale, di quel sospiro spezzato dall'inconscia contrazione del suo corpo. Stringeva forte le mani tra le gambe e mordeva un lembo del cuscino.
Man mano che si avvicinava al culmine, il suo respiro si faceva piacevolmente affannoso. Le sue palpebre serrate proiettavano nella mente fotogrammi improvvisi delle sue esperienze già trascorse e vissute.
[...omissis...]
E giunse a ciò che voleva...
1"...
Aprì la bocca e riempì il vuoto intorno a lei di suoni acuti e modulati. I colori si spandevano intorno dai suoi occhi. La testa girava in una spirale orgasmica che la faceva precipitare inesorabilmente verso il centro.
24"...
Poteva sentire il cuore battere nelle tempie, tanto da percepire nessun altro suono. Provò ad aprire gli occhi: troppo presto. Continuava a non vedere e non sentire; così li richiuse e provò a distendersi.
49"...
Il corpo completamente rilassato e le mani ancora sul ventre caldo e ansimante. Espirò un'ultima volta.
60".
Qualcosa non andava. La stanza riecheggiava dei suoni di quell'ultimo minuto. Colori confusi, roteanti, ipnotici. Il suo nuovo mondo di gioia. Non ne uscì più.
Ermaphrodita 04 ottobre Seduzione fatta in casaSi era svegliata da poco. Il caldo le permetteva ancora di dormire con una maglietta di almeno 4 taglie più grande. Le piaceva quell'indumento leggero e liso. Cominciò a sistemare la stanza raccogliendo vestiti, pelouches e lisciando il lenzuolo del letto. Per la casa c'era uno sbiadito aroma di caffè. Si diresse verso la cucina e trovò il padre già vestito, pronto per andare al lavoro. Lo salutò, al solito. Bevve un po' di latte macchiato e tornò in camera sua. Pensò a cosa poteva mettersi e si piegò verso i cassetti del suo armadio per tirarne fuori un reggiseno bianco, semplice. Nel piegarsi la maglietta troppo larga calò sulla spalla lasciando il suo seno destro semiscoperto. Non se ne curò, prese un paio di mutandine pulite e chiuse il cassetto. La attrasse il rumore dei passi del padre lungo il corridoio. Passò, a prendere le scarpe - pensò - e tornò indietro. Mentre si toglieva le mutandine, dallo specchio di fronte a lei vide che il padre la osservava di nascosto dallo stipite della porta. Fece finta di non vedere, alzò prima un piede, poi l'altro per togliersi gli slip e sfilò anche la maglietta. Girò nuda per la stanza, perdendo tempo, sentendosi osservata. Si curava bene di non lasciare una sola parte del corpo fuori dalla visuale del suo voyeur. Si sedette, fronte alla porta, e infilò lentamente le mutandine, aprendo leggermente le gambe. Fu la volta del reggiseno. Una lentezza da diva. Si alzò, si sistemò e andò verso la porta. L'osservatore fece per allontanarsi ma lei chiuse la porta. Lo show era finito. Giu il sipario.
Ermaphrodita 17 settembre MaterializzazioneSi era ormai abituato a immaginarla a occhi aperti, a occhi chiusi, in piedi, seduto, nel letto. Gli bastava ricordare un suo tratto, una sua parola bollente, un suo movimento. I suoi immensi occhi scuri; i capelli neri lunghi; la bocca perfettamente simmetrica, dipinta... E anche allora aveva cominciato a fantasticare. Succedeva spesso, e spesso si ritrovava in situazioni imbarazzanti. Quasi malato di lei. Era sul suo letto, sdraiato sulla schiena: le gambe incrociate, le braccia dietro la nuca e guardava sopra di sè. Gli occhi inespressivamente fissi, annebbiati dall'immaginazione che stava divenendo più tangibile della realtà. Si scosse con un brivido e si mise pigramente seduto. Passò le mani sugli occhi e sbattè le palpebre rapidamente. Quando si fu ripreso alzò lo sguardo e la vide. Era lì con lui, perfetta come la realtà. Poteva sentirne l'odore esotico. Presentiva il sapore delle sue labbra, indistinto gusto di qualche frutto tropicale. E il suo corpo che con le sue forme disegnava un chiaroscuro di raro erotismo. Aveva paura ad allungare la mano. Aveva paura che sparisse, che tornasse evanescente. Fu lei ad avvicinarsi. Senza una parola, con i soli movimenti lo fece sdraiare e portò un dito sulla bocca del ragazzo estasiato. Lo sfiorò con dolcezza eterea poi lo baciò. Era fresca come la pioggia, e calda come il caffè. Lui la strinse, la toccò, la fece sua, le donò se stesso. Ma quando si voltò per poterla ammirare nello splendore della stanchezza era già sparita. Già sottile aria. Già solo fantasia. Ma quel frutto delle sue labbra rimase lì con lui ad arricchire la sua illusione di un gusto di verità.
Ermaphrodita 06 settembre La sceltaAvevano trascorso la sera assieme: un film, una disgustosa pizza a portar via. Durante il film le carezzava la testa e lei si faceva cullare dal suo amico. Un amico per cui il suo cuore batteva in modo strano, anomalo.
E faceva male sapere di non essere corrisposta. Ma forse le andava bene così. Felice e infelice con l'unica persona che la trattava come lei voleva. Si era rilassata nel suo abbraccio affettuoso e disinteressato ed era così distesa che il sonno le stava chiudendo gli occhi. Incuriosito dal silenzio il ragazzo la guardò. Sorridendo decise di portarla a letto e poi di andar via cercando di non svegliarla. La prese in braccio delicatamente e le baciò i capelli. Lei era perfettamente sveglia, attenta ad ogni gesto. Sentiva la mano del ragazzo sotto il suo seno e l'altra che le sorreggeva le ginocchia. La adagiò sul letto, si fermò un attimo a guardarla poi fece per andar via quando la sua mano incontrò un ostacolo inaspettato e tenace. Era lei e gli chiese di non andar via. Lui sorrise, posò le labbra nel morbido incavo tra gli occhi e dopo aver sussurrato qualcosa di incomprensibile attraversò la porta.
Si svegliò il mattino dopo, per un rumore inconsueto. Abituò gli occhi all'oscurità poi si voltò e vide i suoi seni bianchi e morbidi, il suo sorriso perlaceo, il suo corpo, nudo, sconosciuto, perfetto.
Ermaphrodita 29 agosto FolliaI suoi amici raccontavano delle loro esperienze. Lui stava a sentire e puntualmente inventava qualcosa per non essere da meno. Cercava di tenersi vago, schivo. Non sapeva, realmente, cosa si provava. E ogni volta che scatenava la fantasia si sentiva un passo più vicino alla follia. Le sue fantasie diventavano sempre più tangibili, sempre più frequenti, sempre più perverse e inaspettate. Perfino per strada mentre camminava. La sua realtà si interrompeva e cominciava a fantasticare sulle passanti. Le immaginava in camera sua, avvolte dalla nebbia della sua inesperienza. Nella sua non-conoscenza non sapeva come immaginare quelle protagoniste. Ripercorreva le parole che aveva sentito, viveva storie non sue. E dovunque si girava vedeva ciò che a lui faceva piacere vedere. O meglio, quello che immaginava ci fosse oltre quei veli che lo separavano dalla conoscenza del mondo femminile. Ma diventava un'ossessione. E cominciò a non accontentarsi più di vedere e basta. Cominciava a sfiorare quei corpi misteriosi, a cercare di dipanare la sua ignoranza con le unghie. Di frequente assaliva le sue fantasie e le amava con l'impeto del senno perduto, per poi ritrovarsi nella realtà, fuori dal suo pensiero folle. E la sua fantasia che lo aveva incrociato e camminava dietro di lui, ignara di aver preso parte a una violenza folle di quello strano ragazzo dall'aria assorta.
Ermaphrodita 25 agosto L'inevitabile, ingenua inconsapevolezzaParlava. Parlava della sua delusione. Di quel bastardo che l'aveva ignobilmente abbandonata senza un apparente motivo. E aveva la capacità d'ascoltare. Non diceva nulla. Sentiva, cercava di percepire le sfumature di dolore e disprezzo nella voce dell'amica. Era lì per lei, per starla a sentire e aiutarla a sfogarsi. Quando poi l'amica, come svuotata di tutte le sue emozioni, rimase in silenzio con gli occhi chiusi a respirare profondamente le si avvicinò e l'accarezzò con dolcezza e le sussurrò parole di conforto. Quelle frasi di circostanza riguardo l'amore vero, l'amore eterno, la persona giusta. Ascoltate e masticate ma di nessun effetto fino a questi momenti.
Ma improvvisamente si rese conto di essere terribilmente vicino al suo viso, e le carezze si trasformarono in un bacio, parzialmente corrisposto all'inizio, poi sempre più convinto. Paralizzata dalla sorpresa e dal turbinìo d'emozioni lasciò fare, mentre le mani correvano sotto la maglietta, mentre il corpo si faceva più vicino e più caldo, mentre la testa si annebbiava di frasi e pensieri sconnessi. E lasciò fare anche quando sbottonò i pantaloni e cominciò ad essere più audace. Anche quando ormai l'istinto era troppo oltre per poterlo frenare. Così si staccò, guardò dritto negli occhi chi le stava accanto, come per convincersi e chiudere definitivamente col passato. Dopo un intenso sguardo, un forte silenzio, un sibilante sospiro si avvicinarono di nuovo e anche lei cominciò a toccarle il seno...
Ermaphrodita
(su suggerimento di un mio adorato ammiratore chiudo questo pensiero con dei poetici versi da lui stesso editi:
"me so 'ngrifato") 23 agosto Carne fresca20 anni... Così giovane e pieno di curiosità. Troppo maturo per il suo mondo coetaneo. Era stanco di ciò che lo circondava. Stanco e affamato di nuove cose. Girava così per le strade della città in cerca di qualcosa che non sapeva. Qualcosa che non conosceva. Saliva su mezzi pubblici a caso, insoddisfatto della pianificazione, fino a che il cuore non gli diceva di scendere. Fu proprio a una fermata che gli parve di respirare quell'aria nuova. Era una zona periferica, poco trafficata, abbastanza decadente e grigia. E in quello sfondo grigio fu facile vederla: bella, femminile, spavalda contro il tempo, donna. 30 anni... Così giovane e piena di fascino. Matura per la vita che la circondava. Sazia d'esperienza. Tornava così dalla sua routine, senza cercare nulla. Nulla di nuovo. La guardò, i capelli lunghi e lisci, ebano lucente al sole estivo. Il fisico maturo ma statuario, da madre a cui piace essere desiderata. E lui la desiderò. E quando i loro sguardi si incrociarono un pensiero comune parve materializzarsi nello spazio che li divideva. E si incontrarono, in un'altra dimensione dove è permesso amarsi senza pensare alle conseguenze. Si amarono con la passione di un adolescente e la maturità di un adulto. Accarezzava le forme da dea come non aveva mai potuto fare con l'acerba freschezza delle sue giovani compagne. Lei aveva l'effimera soddisfazione di essere oggetto di desiderio. Ancora piacente. Ancora viva. Arrivò un autobus, prima di salire lei si avvicinò e gli regalò una carezza dolce, uno sguardo di gratitudine. Avevano fatto l'amore, ma nessuno dei due ne era consapevole. Nessuno dei due era sicuro. Eppure...
Ermaphrodita |
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