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La sottile linea tra l'erotismo e lo scandalo

"...for whom the lust tolls..."
03 luglio

"Uno di fronte l'altra?"

L'abbracciava da dietro la schiena: lei in posizione fetale con il corpo completamente attaccato al suo; lui con un braccio sotto i seni la stringeva delicatamente. I piedi si sfioravano invogliati dalle labbra unite morbidamente. Avevano appena fatto l'amore ma il desiderio non si era placato anzi, come succedeva il più delle volte, era ancora vivo e caldo. Sorrise maliziosamente mentre la baciava e lei se ne accorse:
- cos'hai in mente? - chiese.
"Non saprei... qualcosa di perverso...".
- Spiegati -
"Uno di fronte l'altra?"
- Eh? -
"Ma sì hai capito" gesticolò mentre lo diceva.
- Ah! - Gli sorrise.
Si sistemarono l'uno di fronte all'altra, si guardavano, si invogliavano. Poi lui si avvicinò per baciarla e le toccò il seno con la mano aperta.
Lei di rimando gli carezzò il fianco delicatamente poi iniziarono. Gli occhi negli occhi cercando di carpire ogni minimo gemito, ogni sussulto. L'espressione di lei cambiò velocemente dopo poco, si tese, i suoi movimenti si fecero più rapidi e i suoi singulti più acuti. Lui la guardò con soddisfazione. Quasi rise al suo piacere. I suoi lineamenti si rilassarono, il respiro rallentò. Poi di scatto si avventò su di lui che ancora si beava del suo orgasmo. Scese sinuosamente sul ventre e più giu:
"Così non vale"
- Zitto -.

Ermaphrodita


05 maggio

X

 
Quando si ama tanto
tanta è la paura.
E sicchè paura è tanta
tanti son gli errori.
Non è questo un invito
ad amare un po' di meno
ma ad aver meno paura
di amare un po' di più.
 
 
Ermaphrodita,
triste, innamorato, solo e impaurito.
26 febbraio

Sanremo... a freddo...

Ho lasciato trascorrere un po' di tempo prima di scrivere l'ennesima cattiveria dell'anno nuovo.
Parlerò della59^ima edizione di Sanremo. Parlerò solo dei brani che per me meritano menzione, in positivo e negativo.
Sezione big, deludente, noiosa, amorfa. E spicca un nome su tutti: Marco Carta.
 
Questo ragazzo viene dalle scuderie De Filippi e già questa cosa mi manda in bestia. Ma quello che mi infastidisce di più è il fatto che con una filastrocca senza capo nè coda abbia vinto il festival della canzone italiana (di merda). Testo evanescente, musica a tono col testo, esecuzione scolastica... come abbia vinto non lo so. Forse verrà fuori...
 
Poi c'è Al Bano Carrisi. Un brano notevole... se non lo cantasse lui... Arrangiamento di gusto, peccato segua la linea del cantato in maniera forse troppo spudorata. Io ne farei una ottima strumentale. Peccato davvero.
 
Francesco Renga. Non capisco perchè venisse dato come favorito. "Dilegua o' notte..." e poi? "All'alba vincerò?". Narcisismo. Arrangiamento nullo, ricalca totalmente la linea vocale. Il testo è impegnato, poetico... ma poi? Non rimane niente, non è una canzone da Sanremo.
 
Povia. Quanto scandalo intorno a una canzone che non ha nulla di speciale. Rappato senza melodia affidata totalmente alla corista alla fine del brano e al ritornello che gradisco. Il problema è che sembra una copia di una canzone di Cristicchi, non c'è poi così tanta originalità. Tanto rumore per nulla. Il testo poteva lavorarlo meglio, renderlo meno spigoloso, trovare qualche rima in più, è poco orecchiabile per un ritmo così serrato. Torna ai bambini che fanno oh...
 
Dolcenera. Bella canzone, fresca, vivace, energica. Eliminata. Questo dimostra lo scarso gusto degli italiani per la musica: non proporre mai qualcosa di diverso o verrà puntualmente bocciato. Afterhours a dimostrare questa tesi.
 
Iva Zanicchi. Merita menzione solo per il casino che Roberto Benigni ha sollevato con qualche battuta. Io dico solo che, Iva, hai 70 anni, la zappa sui piedi te la sei data da sola con la tua performance. Non serviva una satira per buttarti fuori. E non serviva una satira ad analizzare il testo che ti è stato scritto. Ti ha fatto pubblicità e neanche lo hai ringraziato.
 
Sezione giovani. Ah finalmente!
 
Parlerò della vincitrice e dell'unica canzone che mi ha colpito davvero tanto: Cuore senza cuore di Perbellini-Cocciante.
 
Arisa e la sua "Sincerità". Canzonetta, poco da dire. Tentativo malriuscito di riportare fusion jazz-blues nella canzone italiana. Testo banale da Zecchino d'oro, linea vocale cantilenante, una filastrocca cantata da una tizia stramba. Ha vinto un personaggio, strano, in cui si rispecchia difficilmente anche Ugly Betty.
 
E ora il bello: Filippo Perbellini. Una canzone veramente sorprendente. Mi ha sorpreso al primo ascolto. Semplice ma di gran forza, arrangiamento di classe, tipico di Cocciante. Ragazzo di talento, testo che ben si concilia con la musica. Perfetta. Mi chiedo solo perchè non abbia avuto il successo meritato... Ah giusto, stiamo parlando di Sanremo...
11 febbraio

La generazione che ride della Falce

 
Ore pomeridiane, via Anagni alla periferia di Roma, sono a braccetto con la mia ragazza e mi accorgo di qualcosa che non va. Non è la solita ressa fuori da una scuola media all'uscita delle classi a tempo pieno. C'è altro, c'è qualcosa nell'aria. Qualcosa di elettrico. E infatti ecco la prima autopompa dei Vigili del Fuoco a intasare il traffico già congestionato. La squadra scende di corsa, entra in un'agenzia immobiliare. Voci si sovrappongono: "è vivo"; "un anziano"; "sesto piano". Ci vuole poco a mettere insieme il puzzle. Nel cortile che affaccia sul retro dell'agenzia c'è un uomo che ha sfidato la vita ma non è riuscito a vincere ancora.
Il fatto in sè, dopo qualche voce sparsa ha trovato pietà in me. Una persona anziana, abbandonata dal mondo ha cercato di porre fine al supplizio della solitudine. Come dargli torto?
Ma questo è un mio pensiero.
Quello che sentivo lì intorno era tutt'altro. Ragazzini di 12 anni che ridevano e scherzavano tra di loro mentre il rumore delle sirene e la vivida agitazione si muoveva intorno a loro. 
Scriverò le parole crude come sono state pronunciate. Non commenterò. Non ce n'è bisogno.
 
"[ride] s'è buttato ma a metà strada c'ha ripensato e si è attaccato alla parabola de uno" [risata generale]
 
"se credeva da esse Superman" [mima il gesto del supereroe in volo]
 
"ma 'sti cazzi era 'n vecchio"
 
"che cojone non s'è manco riuscito a ammazza'"
 
A voi ora, vi offro uno spunto di riflessione: è la forza dell'abitudine che de-sensibilizza?
 
16 gennaio

Die Eifersucht

 
Nella mente scorrevano immagini senza un ordine logico. Vide particolari insignificanti; momenti di vita quotidiana; attimi di svago e spensieratezza. Strinse i denti e tenne gli occhi chiusi. Poteva sentirla ridere, era felice anche senza di lui. Ora la immaginava uscire di casa, splendida, pronta per la serata in cui lui non ci sarebbe stato. Ora la immaginava allo specchio mentre si faceva bella ma non per lui. La vedeva nel suo vestito comprato apposta per le serate di divertimento e, anche nella sua testa, gli mozzava il fiato; ma lui non era lì ad ammirarla. Ballava, rideva, scherzava ma non con lui. Beveva qualcosa e ricominciava a ballare senza di lui. Vedeva mani ovunque, che la toccavano, che la ghermivano e non erano le sue. La vide abbracciare qualcuno che non era lui. Aprì gli occhi di scatto ed ebbe la sensazione di avere solo aria nel cuore. Che il sangue non scorresse più. Si sentì morire ma la paura di chiudere gli occhi e vedere ancora lei lo teneva incollato alla sua anima. Era pazzo. Avrebbe ucciso per lei.
Innocenti o colpevoli,
che differenza vuoi che ci sia
se c'è di mezzo la gelosia?
 
 
Ermaphrodita
04 gennaio

Buon ascolto

 
Appena poggiati i piedi sul freddo pavimento si rese conto che quello che sentiva non era un semplice sogno. Il gelo improvviso gli aveva scosso i sensi. Si diresse verso la porta da cui immaginava provenisse quel disturbo. Nel silenzio della notte i suoni erano distinti, netti. I piedi nudi sulle mattonelle del corridoio producevano un sospiro impercettibile. E poi quei suoni a lui sconosciuti. Poso l'orecchio sulla porta chiusa e i capelli contro il legno sfrigolarono sinistramente. Dapprima dei lunghi respiri, quasi singulti unisoni. Riconobbe un respiro più pesante, autoritario, e uno più lieve, sinuoso. Non di rado da lieve si mutava in gemito appena captabile, una nota dalle frequenze indistinte ma regolari. E quasi sempre a quella nota seguiva uno stridore secco, un sibilo aspirato e spigoloso. Poi un gemito più deciso. Un altro. Alcuni legati assieme da una nota unica e da un rumore di fondo regolare che gli ricordò il suo saltare sul letto dei genitori. Un urlo appena accennato e subito soffocato. "Shhh! Zitta!" - Lo udì chiaramente. E dopo palpitanti attimi di silenzio un frusciare di coperte. Ora si sentiva solo il respiro riconosciuto come più pesante. Come per il precedente anche questo diventava più simile a un suono udibile a stento. E presto assunse quella regolarità già ascoltata. Più deciso. Ancora. Dei suoni gutturali strozzati. Due, tre, quattro... E un sospiro che calmò l'aria dentro e fuori la stanza. Di nuovo silenzio. Un sospiro di piedi nudi sul pavimento... Era ora di andare a dormire.
 
 
Ermaphrodita
26 dicembre

Serendipità

 
Quando non cerchi nulla nella tua vita, è il momento in cui, quello che non penseresti mai, ti si presenta davanti. Serendipità.
Così è accaduto tempo addietro e da allora ho provato a camminare lungo la linea del destino che mi è stata tracciata. La mia vita è profondamente cambiata. All'inizio inconsapevolmente, inseguendo un'utopia che solo a pensarci farebbe ridere. Poi un disegno ha preso forma attraverso il tempo. Ha sviluppato dei contorni morbidi, dei particolari affascinanti, forme accoglienti, prospettive entusiasmanti.
Una figura e un contesto unici, differenti dal mio mondo.
Due occhi profondi come l'oceano, una bocca ultraterrena come la mano che disegnò le grandi catene montuose, il suo modo di vivere la vita così diverso dal mio come diverso è il lato della Luna a noi rivelato.
E quando tutto sembrava torcersi contro quell'incontro, quando lo stesso destino si opponeva al suo piano, quando ero troppo impegnato a spaccarmi la testa contro un muro per capire troppi "perchè"... allora il destino scioglieva quel nodo in cui il nostro cammino si era perso non solo risolvendosi nella linea retta che i nostri piedi avevano percorso sino a quel momento, ma rendendo il tragitto più semplice, dolce ed esaltante.
E' così allora che mi avvicino ad un nuovo punto segnato sulla mappa della mia vita. Contro ogni speranza, contro ogni difficoltà, contro ogni umana ragione... Serendipità.
 
 
Ermaphrodita,
innamorato.
15 dicembre

All'unisono col cielo

 
"Sono come una piuma: posso
volare
mai dove voglio io: 
solo dove mi spinge
il vento"
 
 
Una diabolica lastra con l'autoscatto.
 
E mentre fuori piove così anche i miei occhi, scuri come le nuvole più plumbee.
Basterebbe un soffio di vento, una brezza apollinea ad aprire queste tristi tende.
E sarebbe di nuovo luce... Ora... piove
 
 
Ermaphrodita
27 novembre

Come un uovo di Pasqua a Natale

 
Mi ritrovo così... vuoto... come un uovo di Pasqua a Natale.
Seduto su una sedia a pensare, a piangere come un bambino.
Osservo il tempo scorrere, lento, indisponentemente lento. Mi guardo indietro e mi chiedo: "come sono arrivato fin qui?" senza darmi una risposta. Perchè non c'è... Non lo so. Vuoto.
Il futuro non mi culla più, non mi fa sentire meglio. Voglio viverlo, adesso. Non posso continuare a immaginarlo. Perchè ecco come mi sono ridotto con le sole fantasie. Sto appassendo.
Perchè non sei qui? Perchè mi manchi anche se ti ho nel cuore? Da dove viene questa dannata voglia di te?
Portala via, portala via... Abbastanza lontano da non poterla più incontrare...
Nel vuoto risuona solo lei, che è vacua più del nulla e fa male come se fosse tutto quello che ho.
 
 
Innamorato
26 novembre

Non è ancora il momento...

 
Si avvicina il tempo dell'ipocrisia di fine anno. Mi piace chiamarlo così il Natale.
Il tempo in cui si sta a tavola con una masnada di gente, digrignando i denti per non maledirli tutti quanti. E nel silenzio di innumerevoli bocche ruminanti, quello stridore di malcelata insofferenza.
Ma è Natale, siamo tutti più buoni. E ce lo devono far pesare almeno un mese prima.
Siamo già a festa, già illuminati da lucette sfolgoranti, già soffocati da ovatta come neve sulle vetrine, già satolli di panettoni e di torroni. Un mese prima. Questo Natale vorrei trascorrerlo insieme a chi vede con i miei occhi. A chi pensa che questa società di cera si stia per sciogliere del tutto con un ultimo bagliore; prima del fumo e del cattivo odore. E forse mi andrebbe di inginocchiarmi con quei pochi cari, che non stanno già correndo per fare i regali, e pregare. Però mi inginocchierò a ciò che prevedo. E starò seduto a tavola, digrignando i denti. E nel silenzio delle bocche ruminanti si sentirà la mia lacrima schiantarsi su un piatto rosso di plastica.
Una lacrima per chi non c'è più.
Per chi non c'è ancora.
Per chi vorrei ci fosse.
Per chi vorrebbe esserci.
Ma non è ancora il momento...
 
 
Ermaphrodita
 
signofinnocence@hotmail.it

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